giovedì 19 ottobre 2017

RESPONSABILITA'

Oggi vorrei soffermarmi a riflettere sul termine responsabilità. 
Ogni volta che compio una scelta consapevolmente mi assumo la responsabilità di quella scelta. Nel momento in cui la compio, infatti, la scelta corrisponde esattamente a quello che sento risuonare nel mio cuore. Quando mi assumo la responsabilità di una scelta, mi impegno a rispettarla coinvolgendo altre persone solo dopo averle lasciate libere di scegliere a loro volta o senza pesare su altre persone (che in caso contrario subirebbero passivamente il peso della mia scelta).
Nel tempo posso crescere e trasformarmi e rendermi conto che una scelta fatta tempo addietro non è più in linea con chi sono diventato. A quel punto devo trovare il coraggio di operare una scelta differente e assumermene la responsabilità.
E la coerenza con quanto si è scelto? Potrebbe facilmente essere un appunto, al quale mi sento di ribattere in questo modo: "Una scelta non è mai una condanna a vita, ma un'esperienza che sono pronto a fare." La vita è cambiamento e il rimanere ancorati all'immobilità di una scelta per coerenza cela una paura o una debolezza che non voglio accogliere.
Ogni cambiamento richiede un sacrificio da parte nostra, un lasciar andare per fare spazio a ciò che non si conosce e questo può spaventare. L'abitudine e la stabilità ci danno sicurezza e spesso preferiamo mantenere le scelte fatte (anche se non ci fanno stare bene) per non rinunciare ai nostri punti di riferimento esterni.
Siamo disposti a pagare un prezzo molto alto per mantenere il controllo della situazione. E questo prezzo lo sotterriamo dietro a tante belle parole per non ammettere con noi stessi che non abbiamo il coraggio di andare oltre.
Gente strana noi umani carichi di responsabilità.



Galleria di Rosazza


sabato 14 ottobre 2017

OGNI FINE E' UN NUOVO INIZIO

Ogni Fine è un nuovo Inizio. 
Dura da accettare, ma è proprio così. 
Perchè fatichiamo così tanto ad accettarlo? 

Perchè  noi umani dal freno a mano tirato tendiamo a focalizzarci solo sul senso di mancanza che la fine di qualcosa genera in noi. Non riusciamo a guardare oltre. Resistiamo tenaci all'idea del cambiamento, rafforzando la percezione distorta che la fine di qualcosa coincida con la morte, il buco nero che tutto inghiotte senza curarsi dei nostri sentimenti. Sarebbe sufficiente aprire il grandangolo, per comprendere che non è così. Il cambiamento è vita, mentre è la staticità dell'immobilità delle cose sempre uguali ad avvicinarci maggiormente alla morte. Una morte lenta e inesorabile dei giorni sempre uguali a se stessi. Eppure noi consideriamo l'abitudine stabilità e ritroviamo in essa la bara in cui accomodarci al riparo dagli scherzi della vita. Gente strana noi umani che abbiamo fatto del parcheggio il viaggio. Un viaggio che si ferma ancor prima di cominciare perchè ciò che non conosciamo ci spaventa da morire (!!! battutaccia). Ed ecco il guerriero difensore del tutto uguale ergersi a menar fendenti a qualsivoglia tentativo di innovazione e la mente, sua alleata, a supportarne l'intento con giudizi, giustificazioni e paure. Così nascono le resistenze, le nostre strenue resistenze al cambiamento e la fatica dello scontro.
Non ha più importanza il fatto che l'abitudine mi crei disagio e mi prosciughi energeticamente, il fatto che io sia cambiato e le situazioni debbano supportare la mia trasformazione: ho talmente paura che me la faccio sotto e preferisco lo status quo delle cose sempre uguali. Se poi gli altri si permettono di giudicare ogni presa di posizione differente dall'abitudine, il gioco è fatto. Sono morto in partenza: al mio guerriero difensore del tutto uguale e alla mia mente si allea pure il pubblico del mio teatrino personale. Le forze scemano e mi accascio al suolo di fronte ad un esercito di tal portata.
Risultato? Ingoio rospi, rane  e raganelle e continuo imperterrito a fare come ho sempre fatto.
Fino al crollo psico-fisico. A quel punto, però, sono oggettivamente senza forze e cambiare le cose diviene molto più complicato.
Ribaltiamo lo schema. Se una responsabilità che  ho scelto in passato diviene un peso intollerabile per via della mia trasformazione e diviene una responsabilità espansa che si disperde su chi mi sta intorno (e non l'ha scelta) è importante prenderne consapevolezza e trovare il coraggio di ammetterlo con se stessi. Le scelte che operiamo consapevolmente sono necessarie alla nostra crescita e va da sè che cambiano nel tempo. Il movimento fa parte della vita e dell'evoluzione personale e nel momento in cui ci blocchiamo, rinunciamo al viaggio che abbiamo intrapreso con la nascita. Un po' come scegliere di restare sempre bambini perchè le responsabilità ci fanno paura o ci richiedono un impegno di cui non vogliamo farci carico. 
Se la vita si sviluppa nel movimento vi è un significato più profondo di quanto le nostre menti dal freno tirato possano comprendere. Il nostro viaggio è allo stesso tempo il viaggio di chi amiamo, di chi ci accompagna, di coloro che incontriamo e di coloro che semplicemente incrociamo o vediamo da lontano. Ogni viaggio ha un suo percorso ben preciso ed ognuno è responsabile solamente del proprio viaggio personale (mentre a volte ci espandiamo così tanto - al contrario di coloro che scelgono l'infanzia come modo d'essere - da sentirci responsabili per il mondo intero). Gli eventi e i cambiamenti si sviluppano sempre per il nostro sommo bene, per indurci a scegliere e andare oltre: avendo dimenticato la fiducia in un progetto più grande, ci limitiamo a guardare il tutto con un macroobiettivo focalizzato sul nostro essere vittime e così non riusciamo più a cogliere il senso di quanto sia naturale che la fine di qualcosa sia semplicemente un nuovo inizio. Per noi e per gli altri.





martedì 10 ottobre 2017

RESPIRO

Ascolto il respiro.
Mi accorgo che non è fluido e libero di espandersi.
Ascolto il respiro.
Muovo il corpo e predispongo il mio essere all'apertura.
Le spalle sono tese
e manifestano la loro tensione alla chiusura.
Ascolto il respiro.
Emerge la paura.
Paura di meritarsi la libertà.
Paura di rimettersi in gioco.
Paura di ammettere le proprie debolezze.
Paura di accogliere il senso di non attaccamento
che sta prendendo forma dentro di me.
Paura a lasciar andare il senso di responsabilità espanso che mi definisce.
Paura a riconoscermi nell'ombra che mi appartiene.
Paura a seguire il sentire
lungo la via solitaria del cuore.
Ascolto il respiro.
E' più sciolto.
Ho fatto luce sui miei demoni.
Ascolto il respiro,
lo espando
e mi apro alla vita.

www.ildiamantearcobaleno.com

Creazione di Eddy Seferian


venerdì 6 ottobre 2017

APRIRSI AL SENTIRE

La mente analizza, seziona, soppesa.
Sono i momenti in cui tutto sembra confuso.
Il cuore paziente osserva
e, poco per volta,
espande il suo spazio.
Il corpo si rilassa, il respiro si amplia.
Nel silenzio 
 si manifesta un'apertura
libera da pensieri, aspettative, preoccupazioni.
I colori del cuore
dipingono la tela del sentire
di sfumature mai immaginate:
le osservo attenta
e mi lascio andare al loro fluire.



mercoledì 4 ottobre 2017

STARE NELLE DIFFICOLTA'

Imparare a stare nelle difficoltà è una pratica importante per conoscersi. Istintivamente ci si chiude o si scappa dalle difficoltà: rimanere in apertura ed ascolto è molto faticoso. 
Le difficoltà. nel momento in cui le viviamo come tali, hanno il potere di mostrarci le nostre paure, ferite, debolezze. Esse hanno il potere di metterci a nudo e farci sentire impotenti. Questo potere  indotto è frutto del nostro tentativo di controllare la vita e il suo fluire. 
Le difficoltà disgregano l'illusione del controllo e ci creano sofferenza fintanto che rifiutiamo questa presa di coscienza. Una consapevolezza che parte dalla nostra umanità per immergersi in un  percorso di crescita evolutiva volto a renderci più oggettivi. 
Il mondo non ruota intorno a noi, ma con noi: tanti fili invisibili ci legano agli altri come una grande ragnatela di cui facciamo parte e di cui scorgiamo solo i particolari e non la visione d'insieme. Questa ristrettezza di vedute ci induce a sentirci separati e a vivere soggettivamente ogni evento, identificando nelle difficoltà un ostacolo da superare o da eliminare. 
Perchè si creano le difficoltà? Per renderci coscienti di una mancata accettazione che ha radici profonde all'interno di noi stessi. Per questo è importante stare nelle difficoltà: perchè attraverso di esse abbiamo la possibilità di vedere qualcosa che ci appartiene, accoglierlo e crescere in consapevolezza.
Accettarsi non significa lottare per essere perfetti, ma accogliere la propria imperfezione senza giudizio e farne un punto di partenza.
Faccio un esempio pratico. Ho difficoltà a relazionarmi con gli altri. Istintivamente cerco di relazionarmi comunque per essere accettato, per non venir escluso, per tener fede al ruolo che ho scelto... i motivi per cui cerco di vincere le mie difficoltà possono essere svariati, ma il mio sforzo  non farà che crearmi disagio. Provo allora a  essere presente in mezzo agli altri e invece di agire, ascolto, osservo, vivo il momento. Questo nuovo approccio mi aiuterà a rendere più oggettiva la situazione e mi mostrerà quanto l'evitare lo sforzo titanico di relazionarmi indistintamente con tutti per soddisfare un'aspettativa mia o altrui,  lasci spazio ad una percezione di benessere. Il diventare invisibile mi dona la possibilità di osservare le relazioni con distacco e, quindi, di sviscerarne le dinamiche sottese e grazie ad esse scoprire le mie.  Se continuo a stare nella presenza, riesco ad approfondire ulteriormente l'ascolto e a rendermi conto di quanto l'accettazione delle mie difficoltà e l'astensione dalla reazione inconsapevole ad esse siano fonte di libertà. Libertà che potrebbe essere sinonimo di scelta consapevole. Ci sono, infatti, relazioni che risuonano con me e con cui non ho difficoltà ad interagire e ci sono relazioni che non mi interessano e con le quali si creano grandi difficoltà: questa consapevolezza riporta in luce la mia ricerca di controllo tesa a sostenere l'immagine che vorrei mi rappresentasse. E' proprio questo continuo sforzo verso l'esteriorità a sacrificare la mia interiorità e a generare difficoltà. La realtà mi ha fatto da specchio, gli altri mi hanno fatto da specchio e mi hanno mostrato quell'immagine evidenziando gli sforzi enormi che devo fare per il suo mantenimento. Le difficoltà sempre più grandi l'hanno fatta crollare e dalle sue macerie è nata la mia libertà di essere imperfetta, unica. Sono solo una microbica parte di quella ragnatela e mi è richiesto essere semplicemente così come sono e lì dove mi trovo per partecipare all'armonia del tutto.

PS:
Non è un messaggio di autofustigazione individuale! ;-)


Fotografia di Alessandro Cappuccioni : Ragnatela e rugiada, Toscana

domenica 1 ottobre 2017

ESSERE PRESENTE

Essere presente a se stessi.
Senza aspettative, senza obiettivi, senza fretta.
Essere presente a se stessi.
Donandosi con semplicità e naturalezza,
 fluendo con le situazioni
e partecipandovi con totalità.
Essere presente a se stessi.
Accogliendo i propri limiti, le proprie paure
in apertura di cuore.
Essere presenti a se stessi.
Semplicemente.


Lord of the Night - 1918




venerdì 22 settembre 2017

IL VUOTO

Mi guardo intorno e vedo il vuoto.
Mi guardo dentro e vedo un mondo.
E devo fare i conti con entrambi.
Portare il vuoto nel mio mondo non è semplice.
Portare il mio mondo nel vuoto è altrettanto difficile.
E' questione di spazi, di dimensioni.
Quando il vuoto diviene buio
mille possibilità di mondi si manifestano 
e possono essere esplorati
in punta di piedi,
con cautela.
Quando il mio mondo diviene pieno
si espande naturalmente
a colorare il vuoto.
Oscillando tra interno ed esterno
vivo il presente, 
assaporo le emozioni che esso porta con sè
e le lascio andare.



Enso - Simbolo Zen

«Gli uomini hanno paura di abbandonare le loro menti, perché temono di precipitare nel vuoto senza potersi arrestare. 
Non sanno che il vuoto non è veramente vuoto, perché è il regno della Via autentica.»
(Huang-po)