martedì 22 maggio 2018

UNA VITA, TANTE VITE

Camminano nella vita tante parti di me:
la bambina che sono stata,
l'adolescente,
la donna.
Camminano nella vita tante parti di me
immerse nei ruoli che nel tempo ho ricoperto.
Camminano nella vita tante parti di me:
voltandomi indietro le osservo 
riconoscendo le cadute, le esperienze, i successi.
Camminano nella vita tante parti di me
e nel presente le accolgo
insieme alle fragilità, alle paure e al dolore.
A camminare nella vita ora sono io
con il mio passato 
e con la consapevolezza che grazie ad esso ho maturato.
Ogni passo è un movimento verso il mio  centro
e il cuore lo sa.




mercoledì 16 maggio 2018

GRATITUDINE

E' importante ricordarsi di ringraziare la vita
per le sue mille sfumature
che colorano la realtà.
E' importante ricordarsi di ringraziare il corpo
fedele alleato di percorso.
E' importante ricordarsi di ringraziare la mente
prezioso strumento al nostro servizio.
E' importante ricordarsi di ringraziare il cuore
la cui luce ci guida e ci trasforma.
E' importante ricordarsi di ringraziare gli altri
per l'amore e per le prove
che ci aiutano a crescere.
E' importante ricordarsi di ringraziare la natura,
gli animali, gli elementi,
per la bellezza che ci donano.
E' importante ricordarsi di trovare il tempo di ringraziare:
con la gratitudine
apriamo i nostri orizzonti fino a toccare il cielo.





martedì 15 maggio 2018

IL LIBRO SCOMPARSO

Quando si è lettori accaniti, i libri si accumulano in ogni angolo della casa e le librerie gemono sotto il peso di file interminabili di volumi sovrapposti per ottimizzare gli spazi. Così la necessità di nuove librerie si fa impellente e con il loro acquisto l'opera di riordino libri. Chi legge molto, solitamente, colloca i libri in ordine preciso: io li raggruppo per autore, gli autori per argomenti e gli argomenti per affinità. Leggo per lo più saggi, sottolineo, annoto e spesso mi capita di riprenderli in mano per recuperare una determinata frase o rileggere un concetto che mi era piaciuto particolarmente. 
In passato leggevo anche molti romanzi, ora gli autori che seguo sono pochi. 
Nel riordino ho regalato molti romanzi alla biblioteca e quelli a cui sono più legata sono passati nelle file posteriori: Milan Kundera, Sandor Marai, Berberova, Bulgakov, Hesse, Coelho, Isabel Allende.
Quando si capovolgono le librerie tornano alla mente ricordi, momenti di vita e sensazioni: si riprendono le fila del tempo che è stato e dei cambiamenti che ci hanno coinvolto. 
Volumi dimenticati hanno il potere di richiamare alla memoria momenti tristi e gioiosi, legami, relazioni, età. 
Quando i libri ci scorrono tra le mani ci portano con loro in un mondo condiviso di spazio e tempo. 
E così le associazioni non mancano e seguendo il loro filo ininterrotto ci si ritrova a cercare un volume, proprio quel volume, senza sapere bene il perchè. 
E così stamattina mi sono alzata con in testa "Il giuoco delle perle di vetro" di Herman Hesse. Avevo una versione rilegata, molto preziosa (forse per questo la ricordo con precisione) e dopo aver rivoltato decine di volumi nella sua disperata ricerca mi sono arresa. 
Introvabile. 
Imprestato? Non credo, anche se molti volumi, ahimè, li ho persi in questo modo. 
Rubato? Può essere che i ladri si rubino un libro di Hesse insieme ai portafogli? Non credo. 
Volatilizzato? Certamente.
Perchè proprio quel libro? Quale messaggio doveva confidarmi?
Mi toccherà ricomprarmelo. 
Non sarà la stessa cosa. 
Quel libro me lo aveva regalato mio padre.




martedì 8 maggio 2018

BUONGIORNO TRISTEZZA

Ci sono giorni in cui la tristezza ti è compagna fedele:
accompagna i movimenti e i pensieri
nel silenzio dell'interiorità.
Sono i giorni in cui guardi al passato 
e lo senti invadere il presente.
Sono i giorni della consapevolezza:
i giorni in cui osservi le ferite in via di guarigione
e ti chiedi come mai tanta tristezza.
Scruti l'anima per trovare il nascondiglio della gioia
e ti perdi nel labirinto della tristezza.
Un labirinto che conosci bene,
troppo bene,
per trovare il coraggio di abbandonarlo.






sabato 5 maggio 2018

IL FUTURO COME MINACCIA

Estratto da "L'ospite inquietante - Il nichilismo e i giovani -" di Umberto Galimberti:

"Dio è davvero morto e i suoi eredi (scienza, utopia e rivoluzione) hanno mancato la promessa. Inquinamenti di ogni tipo, disuguaglianze sociali, disastri economici, comparsa di nuove malattie, esplosioni di violenza, forma di intolleranza, radicamento di egoismi,  pratica abituale della guerra hanno fatto precipitare il futuro dall'estrema positività della tradizione giudaico-cristiana, all'estrema negatività di un tempo affidato a una casualità senza direzione e orientamento.
E questo perchè, se è vero che la tecno-scienza progredisce nella conoscenza del reale, contemporaneamente ci getta in una forma di ignoranza molto diversa, ma forse più temibile, che è poi quella che ci rende incapaci di far fronte alla nostra infelicità e ai problemi che ci inquietano e che paurosamente ruotano intorno all'assenza di senso.
Per dirla con Spinoza, viviamo in un'epoca dominata da quelle che il filosofo chiama le "passioni tristi", dove il riferimento non è al dolore o al pianto, ma all'impotenza, alla disgregazione e alla mancanza di senso, che fanno della crisi attuale qualcosa di diverso dalle altre a cui l'Occidente ha saputo adattarsi, perchè si tratta di una crisi dei fondamenti stessi della nostra civiltà."


Le parole di Galimberti sono forti: la loro forza risiede nella trasparenza con cui mettono in luce l'assenza di senso che appartiene inconsciamente ad ognuno di noi quando guardiamo alla realtà che ci circonda. Un mancanza senso che, a mio avviso, ha radici profonde e si specchia solamente negli eventi esterni. Una mancanza di senso che si manifesta nel momento in cui perdiamo il contatto con la nostra essenza e ci lasciamo fagocitare dai pensieri, dalle preoccupazioni, dalle aspettative, dai ruoli della mente e dal suo giudizio. Una mancanza di senso che si manifesta nel distacco dal nostro stesso corpo e dai suoi bisogni fisiologici (alimentazione, riposo...). Una mancanza di senso che si manifesta negli automatismi dell'abitudine e nella convinzione che la tecnologia sia un bisogno e non più un aiuto. Credo sia importante riflettere a fondo su queste parole.

venerdì 4 maggio 2018

IL GOMITOLO

Siamo nati con un gomitolo di fili colorati,
alcuni di lana, altri di cotone, altri di juta.
Durante la vita li srotoliamo 
per camminare in equilibrio su di essi.
Ci sono giorni neri e giorni blu,
giorni gialli e giorni rossi.
Ci sono giorni tesi e altri più lassi,
giorni morbidi e giorni duri.
Con il nostro gomitolo sempre in tasca,
che il tempo rimpicciolisce,
avanziamo.
Possiamo voltarci indietro 
e guardare con rimpianto i fili già percorsi
oppure possiamo passare il tempo ad osservare i fili ancora da percorrere
riponendo in loro i sogni mai realizzati
e dimenticando il filo su cui stiamo camminando.
Il filo giusto per noi,
per quello che siamo
e per quello che scegliamo di essere.
Soppesando il gomitolo in tasca potremmo pensare che tutto sia già scritto,
senza accorgerci che è il nostro sguardo a definire colori e tessiture.
Siamo nati con un gomitolo di fili colorati,
alcuni di lana, altri di cotone, altri di juta.






lunedì 30 aprile 2018

IL TEMPO

Estratto da "L'errore di Cartesio" di Antonio R. Damasio:

"Lo stato del sé viene costruito da cima a fondo in ogni momento; è uno stato di riferimento evanescente, di continuo ricostruito con tale coerenza che il possessore non se ne accorge mai, a meno che durante questo rifacimento qualcosa non vada per il verso sbagliato. Il sentimento di fondo di adesso, o il sentimento di un'emozione di adesso, insieme con i segnali sensoriali non corporei di adesso, toccano il concetto di sè quale è rappresentato nell'attività coordinata di molteplici regioni cerebrali. Ma il nostro sé (o meglio il nostro metasé) "impara" riguardo a quell"adesso" solo un istante più tardi.  Colgono in modo lapidario questa essenza le considerazioni di Pascal - "Noi non pensiamo quindi affatto nel presente; e se ci pensiamo, è solo per prendere lumi per predisporre l'avvenire" - (....). Il presente diviene di continuo passato, e intanto che lo scorriamo ci troviamo in un altro presente, consumato in una pianificazione del futuro che compiamo poggiando il piede sui gradini del passato. Il presente non è mai qui. Noi siamo irrimediabilmente in ritardo, per la coscienza."



Oggi propongo un estratto di Damasio alquanto intrigante relativo alla percezione del tempo. Spesso leggiamo frasi inerenti al vivere il presente: queste poche parole di Damasio ci pongono più di un interrogativo a riguardo. E se il tempo non esistesse, ma a crearlo fosse solo il nostro bisogno di identificarci con esso per sentirci vivi? Saremmo capaci di vivere senza la dimensione tempo o lo spazio si dilaterebbe a tal punto da annullarci?

Buon inizio di settimana ;-)