giovedì 5 gennaio 2017

IL BRANCO, IL GREGGE E NOI


Circa la fusione dell'individuo nel gruppo e della coscienza egoica nell'inconscio, riportiamo un'interessante osservazione di W. Trotter a proposito del gregge:

La reazione appropriata dell'individuo è di rispondere a un impulso ricevuto dal gregge e non direttamente al motivo reale di allarme. Sembra sia in questo modo che l'individuo è posto al riparo dal provare un'emozione paralizzante di paura, la quale può raggiungerlo soltanto nella forma della passione attiva e formidabile del panico.
....

Sebbene l'interpretazione teleologica di Trotter sia opinabile, dato che la reazione collettiva può anche indurre l'individuo a mettersi in situazioni pericolose o addirittura esiziali, tuttavia il fenomeno merita di per sè attenzione. Nella situazione originaria ogni componente del gruppo è sintonizzato più sul gruppo che non sul mondo esterno; esso è orientato verso il gruppo, dal quale dipende per le sue reazioni. Non è tanto l'individuo che determina direttamente il suo rapporto con il mondo esterno, quanto piuttosto l'entità immaginaria "gruppo" che si incarna nel capo o, tra gli animali, nell'animale guida, la cui coscienza supplisce a quella dei componenti del gruppo.


Questo estratto di Neumann mi ha fatto ricordare le esperienze più volte vissute durante la stesura della mia tesi osservando il comportamento dei daini. Il daino dominante è l'animale che permette al branco di pascolare con tranquillità mantenendosi vigile e attento. Esso utilizza la coda, come segnale facilmente visibile e adottabile, per avvisare il branco di un eventuale pericolo (la coda smette di muoversi spontaneamente e si mantiene fissa e orizzontale) o della necessità della fuga (la coda viene sollevata verticalmente mostrando la zona bianca e nera). Appena il segnale viene dato, tutto il branco lo adotta e reagisce di conseguenza.
Leggere le parole di Neumann mi ha fatto ripensare a questo comportamento istintivo e a come la natura abbia adottato, nella sua semplicità, un modo per tutelare la collettività attribuendo il ruolo di dominante all'animale più forte ed evolutivamente più adatto.
Se osservo la scena nuovamente, è evidente quanto l'entità immaginaria gruppo si affidi con totalità alla coscienza dell'animale dominante. Il gruppo svolge un ruolo in qualche modo "passivo" rispetto all'animale guida "attivo".
Dove voglio andare a parare? Sugli umani naturalmente.
Quella frase "la coscienza del capo supplisce a quella dei componenti del gruppo" mi sembra quanto mai attuale. La passività del gruppo dinnanzi alle scelte di colui che è stato eletto "capo" o "guru" di turno crea un'energia difficilmente scalfibile. Il singolo, appartenente al gruppo, che contesta la scelta opinabile del "capo" di turno, viene solitamente espulso o escluso dal gruppo dai membri dello stesso.
Possiamo osservare la passività di cui sopra nella nostra quotidianità tante volte: nella famiglia, nella scuola, nell'ambiente lavorativo, politico o religioso. Come se la scelta di un punto di riferimento carismatico, fosse intimamente collegata alla rinuncia alla propria capacità di discernimento. Come mai questo avviene? Forse  questo comportamento prese forma proprio per le ragioni di cui sopra, ma con lo sviluppo della coscienza dell'individuo, a mio avviso, continua ad essere radicato per motivi differenti, quali la paura ad assumersi la responsabilità di una scelta o una diminuita capacità di discernimento. Senza accorgercene, tendiamo ad assumere comportamenti sempre più passivi e slegati dalla fisicità (la tecnologia ha facilitato e sostituito molte attività fisiche legate alla quotidianità - lavare i piatti, ad esempio, o andare a piedi o in bicicletta), allontanandoci sempre più dal contatto con il nostro corpo. Per supplire a questa carenza di movimento, vi è poi la tendenza a praticare attività aerobiche intense che non facilitano a loro volta un ascolto del corpo. Questo distacco dalla fisicità ha permesso alla mente di prendere il sopravvento, allontanandoci dallo strumento più adatto a filtrarla: il corpo. Una mente molto attiva e non filtrata dal sentire non ha come priorità il benessere psico-fisico, ma la ricerca della "felicità" attraverso il soddisfacimento di desideri ed aspettative: questa attitudine può creare confusione per il labirintico sistema del nostro modo di pensare. E quando siamo confusi, diventiamo passivi: non abbiamo chiarezza sulle scelte da attuare per i troppi elementi in esse coinvolti e ci blocchiamo. (E' infatti il corpo a rimandarci con naturale spontaneità: questo ti fa stare bene, quest'altra cosa non ti fa stare bene, rendendo la scelta semplice e diretta.) Il blocco crea passività ed essa richiama altra passività: inevitabilmente la non scelta  è comunque una scelta che regala il nostro potere personale ad altri. L' affidarsi al "capo" di turno incrementa così l'atteggiamento passivo e ci rende  schiavi del sistema che noi stessi abbiamo creato.
Gente strana noi umani.

Questo blog non è semplice, lo so bene. L'intento con cui è stato scritto è quello di offrire spunti di riflessione personale e di dialogo. Mi piacerebbe conoscere il vostro punto di vista.

www.ildiamantearcobaleno.com


4 commenti:

  1. Bom dia,mana!Vivemos em sociedade.Tudo é evidente aos olhos do outro.Muitas vezes uma escolha pessoal reflete em um grupo.Somos como um dominó enfileirado.Quando um cai leva outros juntos.Então,vamos ser unidade pois,fragmentos nem sempre conseguem ficar encaixados novamente.O corpo deve ser completo.Os movimentos não decorrem ato de ficar em pé,por exemplo .Bela reflexão! : ) ; )

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    1. Buongiorno! La consapevolezza gioca un ruolo fondamentale nella totalità di corpo e mente, come nella capacità di discernimento. Spesse volte, per pigrizia o per paura si affidano ad altri le nostre scelte, per sentirsi liberi di criticarle senza mettersi in gioco. La passività di fronte agli eventi è sempre più diffusa, diventando inevitabilmente un modo d'essere. Considerando che la trasformazione può nascere solo da un lavoro personale attivo e consapevole, non è difficile intuire la ragione dell'immobilità e dell'incapacità a disgregare gli schemi di pensiero abituali che caratterizzano la nostra quotidianità. Non ho compreso bene il tuo commento (google come traduttore non è il massimo), ma spero di aver risposto in linea con le tue parole! Grazie e buona giornata!
      PS: Do you know English? I do and perhaps it's easier to share ;-)

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  2. Mi è piaciuto molto l'articolo e lo spunto di riflessione le auguro di proseguire e crescere...letture così sui social non sono molto comuni!

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    1. Grazie. La ricerca è la mia vita, non smetterò mai di ascoltarmi, osservare e farmi domande. Buona giornata!

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