martedì 25 luglio 2017

RIFLESSIONI GRECHE

In passato ho spesso pensato a questa vita come ad un tempo determinato con un obiettivo da raggiungere: ora sento che è solo una grande illusione. 
E’ il presente a contare, sono le scelte che compiamo ogni giorno e sono l’impegno e la coerenza che mettiamo nei pensieri e nelle azioni che portiamo avanti a fare la differenza. 
Sovente mi è capitato di vivere la frenesia di dover portare a compimento tutto quello che incontravo (studi, ricerche, lavori, progetti, relazioni) per non dover sostenere il senso di vuoto dei sospesi. Così ho sempre ricercato la trasparenza e la chiarezza e ho chiuso porte e cambiato percorsi con diligente attenzione. 
Poi qualche anno fa ho imparato ad accogliere anche l'incompletezza, facendo i conti con la mia umanità, riconoscendo le mie debolezze e sono arrivate leggerezza, apertura, flessibilità e un rimasuglio di senso di colpa difficile da estirpare.
Avete presente quando acquistate un libro e dopo 80 pagine di rantolante lettura vorreste buttarlo dalla finestra e prendendo coraggio lo fate, ma le mani vi rimangono pesanti? Avete la materia prima (il libro), la predisposizione alla lettura, la capacità intellettiva per interiorizzarlo, ma anche la consapevolezza che quel libro vibra ad un livello troppo differente dal vostro per stimolare una qualsivoglia relazione?
Beh, gli esperti di pippe mentali come me al proposito si sarebbero scatenati: "E se lo sforzo richiesto fosse proprio quello di cui ho bisogno? Cosa mi annoia della lettura? Cosa mi infastidisce? Perchè? E via di seguito..."
Tutto perchè brucia da matti lasciare il libro a metà e si finisce per struggersi a rileggere la stessa pagina per mesi (poi solitamente ci si addormenta sfiniti ...), pur di non arrendersi.
Poi un giorno tutto cambia.
E si impara, gradatamente, a scegliere la trasformazione prima di divenire larve erudite. E cresce la consapevolezza e la conoscenza di sè.
Si impara a fare scelte che richiedono grandi sacrifici e grandi sforzi per essere mantenute e che solo l'oggettività può supportare. Quell'oggettività che il flusso emotivo può talvolta intralciare ed offuscare, creando ripensamenti e una sorta di chiusura difensiva al lasciar andare.
E' a quel punto che un evento può cambiare nuovamente prospettiva di osservazione: la  traversata in traghetto da Mykonos a Naxos ha attivato in me una strana tristezza e come solitamente faccio di fronte alle emozioni l'ho accolta senza identificarmi. La tristezza ha colmato la mia anima e osservando le onde, lo sguardo ha oltrepassato il varco temporale, proponendomi le immagini di una nave in legno a vele spiegate. Di colpo mi trovo su quella nave a guardare le coste, lontane e irraggiungibili di fronte a onde sempre più alte, a nubi scure e al vento sempre più forte che rende la navigazione pericolosa. La tempesta e il naufragio  non tardano a manifestarsi. La morte e la vita mi sono compagne di viaggio in uno stato di consapevolezza espansa che annulla la dimensione spazio-tempo: i ricordi di quelle terre riemergono vividi ed intensi;  presente e passato si integrano e il completamento prende forma aprendo le porte alla comprensione. L'orizzonte si amplia e una presa di coscienza allaga il mio cuore.
Non ci sono mete da raggiungere, perché le mete sono al di fuori della mia portata: nella mia limitatezza non le posso realizzare nè comprendere ed è la vita stessa a stabilire il campo di gioco per il quale sono pronta ed anche la fine della partita. E’ molto arrogante e presuntuoso pretendere di averne il controllo e questo è l’atto di umiltà e di fede più grande che mi compete e mi rende presente a me stessa. 

                                                     www.ildiamantearcobaleno.com


"Il primo passo nell'acquisizione della consapevolezza 
sta nel rendersi conto che non siamo consapevoli.
Ma questa illusione non può essere cambiata da sola perchè ce ne sono parecchie altre.
..., la peggiore di esse è l'illusione che possiamo "fare".
Pensiamo sempre che stiamo facendo mentre, in realtà,
non stiamo facendo nulla: tutto accade."



 Cicladi

lunedì 24 luglio 2017

VIAGGIO NELLA TERRA CHE TREMA

Sono appena rientrata da una vacanza a Naxos, in Grecia. 
Una vacanza caratterizzata da un vento molto forte che fin da subito mi ha trasmesso una strana percezione di pericolo.
Guardavo le onde in mare aperto e ne intuivo la forza dirompente a inghiottire la terra, vento più mare e la terra passivamente presente di fronte all'impetuosa alleanza di aria ed acqua .

Giovedì 20 luglio non ho chiuso occhio, una tachicardia che a stento sono riuscita a calmare con la meditazione: sentivo la natura sopra le righe. Poi la scoperta del terremoto poco distante, a Kos.
Non è stata una vacanza rilassante. Il posto era meraviglioso, ma aleggiava nell'aria tanto nervosismo per via del vento: gli abitanti del posto non ricordavano una settimana ininterrotta di vento così forte.
Ho fatto un’unica escursione via mare, lunedì 17 luglio, proprio per via delle previsioni relative all'incremento del vento da martedì in poi: sono stata a Iraklia, vicino a Kos. 
Il mare era freddo, ma bellissimo, trasparente e calmo nelle piccole baie, blu e molto mosso poco fuori da esse. 
Ho amato il paesaggio brullo e poco verde di Naxos e delle Cicladi, spazzato e modellato dal vento: pochi colori, ma molto contrastati.
Ho amato l'acqua fredda del mare: mi faceva sentire più leggera; ne percepivo la velata potenza e mi immergevo con attenta consapevolezza e grande rispetto.
E’ difficile raccontare quello che ho provato, ma era come se la bellezza fosse intimamente collegata alla forza indomita della natura. 
Una migliore comprensione del valore del mio viaggio è maturata con il rientro.
Se ora ripenso alle persone che mi circondavano, ricordo tantissimo disagio. Il vento freddo scatenava nervosismo e irritazione e molti soffrivano di cervicalgie, otiti, raffreddori. Durante le traversate, il mare mosso portava molte persone a stare male e le sue acque fredde non erano accessibili a tutti. La terra arida non offriva riparo e sembrava arrendersi, eliminando il superfluo, alla forza del vento e del mare.
Gli elementi.
La percezione dell'assenza di controllo di fronte alla forza della natura è esplosa maestosamente con il terremoto.
Quell'assenza di controllo che ci destabilizza così tanto e ci induce a resistere o a fuggire dagli eventi che non siamo in grado di gestire.
E la natura si trasforma in maestra di vita e punta i riflettori sulla rigidità che ci caratterizza.
Il vento forte e freddo ci crea disagio, proprio come le emozioni quando ci travolgono e perdiamo il controllo. L'acqua fredda del mare potenzia la nostra rigidità e si scontra con la fluidità dell'elemento acqua. Le onde impetuose sotto le sferzate del vento evidenziano il  nostro rifiuto a lasciarci andare a maggiore flessibilità. La terra trema, conformandosi a movimenti profondi, e tutte le nostre certezze crollano lasciandoci nudi di fronte a noi stessi.
Mantenere uno stato di presenza attivo mi ha permesso di ascoltarmi e osservarmi, lavorando su di me grazie agli elementi: ho accolto i segnali del mio corpo, sciogliendo le tensioni con l'elemento acqua, e respirando nel vento senza irrigidirmi. Ho camminato sulla terra accogliendo la durezza delle rocce in contrasto con la morbidezza della battigia. Ho centrato continuamente le mie radici nel cuore in modo da poter manifestare flessibilità ed equilibrio.
I viaggi sono importanti spunti di meditazione e di lavoro introspettivo: non sono mai scelti a caso e ogni esperienza vissuta ha sempre un significato più profondo connesso con il proprio percorso individuale.
In questa vita la Grecia ha rappresentato un ritorno, un completamento e un addio.
Quando impariamo ad accogliere e a lasciar andare, l'apertura verso nuove avventure è un dono.



NAXOS 




lunedì 10 luglio 2017

MI SI E' RISTRETTO IL CORPO

Vi è mai capitato di svegliarvi al mattino  e, stiracchiandovi nel letto,  avere la sensazione di essere finiti  in una taglia 38 quando avreste bisogno almeno di una 44? Non intendo con il corpo dentro un vestito, ma con voi stessi dentro il corpo?
E' una strana percezione quella che coinvolge il corpo e ce lo fa vivere come un limite alla nostra espansione.  Nei sogni della notte abbiamo viaggiato, volato ed esplorato e tutto a un tratto eccoci tornati a terra nella nostra navicella attrezzata per la dimensione spazio-temporale.
Ad un primo momento di sgomento segue la riflessione. Come mai mi sento così ristretto di punto in bianco? Che problemi ho con il mio corpo? Dove sono finite quelle profonde e salde radici che pensavo di avere? Perchè non ho digerito l'atterraggio? 
Il cuore paziente e con un gran sospiro, tranquillo risponde: "Ti sei dimenticata proprio tutto?"
La mente imbarazzata per il rumore delle rotelle in movimento : "Ehm, sì, a quanto pare." E come un vecchio calcolatore IBM macina dati in fortran alla ricerca di risposte.
Intanto il corpo urla il suo disagio attirando l'attenzione: "A me nessuno chiede niente? Mi sembra di aver diritto a dire la mia, visto che si sta complottando alle mie spalle ...".
Il cuore sorride e la mente ringhia rivolta al corpo: "Taci e torna al tuo posto, che già sei scomodo."
Corpo e cuore  si guardano, risuonano, e in coro rispondono: "Se noi smettiamo di muoverci, grande e prepotente mente, cosa pensi di poter combinare?".
Minuto di silenzio apparente dovuto al loop del sistema mente in overdose emotiva e solo un grugnito trattenuto fende l'aria.
La mente di fronte a se stessa è vuota. Senza cuore e senza corpo non ha significato.
Fa il suo ingresso l'Io, richiamato da tanto blaterare, e sospirando ad alta voce: "Uhuhu, ci risiamo con l'ego."
Cuore e corpo confermano.
La mente ogni tanto dimentica, si sa, e bisogna riportarla al suo posto.
Il corpo si concede un ampio respiro, il cuore rallenta il battito e la mente china il capo: ogni strumento è esattamente dove e come deve essere, l'uno in armonia con l'altro.

Ha inizio una nuova e solare giornata: pronti per il ritmo spazio-temporale ;-)?




giovedì 6 luglio 2017

OSCILLAZIONI

Oscillo dal centro verso la periferia di me stessa.
Osservo le mie difficoltà,
le mie emozioni,
le mie paure.
Le accolgo con consapevolezza
e comprensione,
senza aspettative e senza pretese.
Sciolgo le tensioni
che sento manifestarsi nel mio corpo
e resto aperta.
Oscillo dalla periferia al centro di me stessa.
Osservo la pace, 
la coerenza,
e l'armonia  con il mio essere interiore.
Le accolgo con consapevolezza
e gratitudine,
senza aspettative e senza pretese.
Mi lascio andare 
 al dispiegarsi del tempo
oscillando in apertura 
verso il centro di me stessa.





lunedì 3 luglio 2017

GRANDE MAMA

Grande Mama,
in silenzio te ne sei andata.
Eri stanca e vecchia,
sempre in disparte,
ma ogni mattina venivi ad accogliermi.
Avevo un debole per te 
lo sentivi
grande Mama.
Quante cose ho imparato da te negli anni.
Eri giovane e sfacciata, 
   la prima a mangiare 
scacciando gli altri: 
stabilivi le regole del branco
e insegnavi il rispetto,
per se stessi, innanzi tutto.
Quanti caprettini hai allevato!
Il tuo amore era un porto sicuro 
anche per i piccoli rifiutati dalla mamma.
Quando aprivo il recinto
come un fulmine scappavi in giardino a brucare
e appena voltavo lo sguardo
miravi alle gemme, alle foglioline più tenere, ai fiori.
Sapevi cogliere l'attimo e la bellezza.
I cani non ti intimorivano e neanche gli asini,
avevi il tuo posto ed eri pronta a difenderlo.
Il peso degli anni
non ti ha tolto dignità 
e fino all'ultimo hai amato
e accolto il naturale fluire delle cose.
Mi mancherai Grande Mama
la mattina quando verrò per il fieno.
Ti porterò per sempre nel cuore.
Con gratitudine.


sabato 1 luglio 2017

PASSI IN SOLITUDINE

Vi sono passi nel percorso
che devono essere compiuti in solitudine.
Sono i passi della scelta,
della crescita,
della consapevolezza.
Sono i passi che ci allontanano
dai desideri,
dagli attaccamenti,
dalle aspettative.
Sono i passi del riconoscimento interiore,
quelli che ci aprono a nuove dimensioni.
Sono i passi solitari
che ci allontanano dalla folla 
e che segneranno per sempre la nostra vita,
facendole intraprendere un percorso al di là delle cose.



Dipinto di Nicholas Roerich - Song of Shambhala